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Salvaguardia dell’ambiente in alta Val di Non: campo di golf o meleto in impianto specializzato?

Salvaguardia dell’ambiente in alta Val di Non: campo di golf o meleto in impianto specializzato?

Il racconto di una scelta di pianificazione territoriale adottata alla fine degli anni ’90 e che, a mio avviso, ha dato interessanti risultati.

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Piano Regolatore Generale: una scelta controcorrente

Nell’ambito della revisione del Piano Regolatore Generale (P.R.G.), l’Amministrazione del Comune di Sarnonico (TN) si poneva tra gli obiettivi prioritari la salvaguardia dell’ambiente, la valorizzazione del paesaggio e della salubrità del territorio.

Per il comparto agricolo si è perciò interrogata su quali fossero le attività agricole e forestali in grado di combinare l’obiettivo economico dell’agricoltore con l’obiettivo della valorizzazione e conservazione di una elevata qualità dell’ambiente.

A supporto delle scelte di pianificazione territoriale, L’Amministrazione richiedeva uno studio per analizzare e valutare la situazione del territorio comunale dal punto di vista agronomico, ambientale ed economico, come previsto dalle norme di attuazione del Piano Urbanistico Provinciale (P.U.P. – art. 19, Aree agricole di interesse primario), focalizzando l’attenzione alla valutazione della congruità con quanto premesso della coltivazione del melo in impianto specializzato, coltura tradizionalmente presente in Val di Non, e della trasformazione di prati polifiti permanenti in prati sportivi per la pratica del golf .

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Il Comune di Sarnonico (Alta Valle di Non) ha quindi conferito al sottoscitto un incarico per uno studio di vocazionalità rispetto alle attività agricole del territorio comunale con particolare riguardo alla melicoltura in impianto specializzato, studio commissionato come supporto per una richiesta di variazione del Piano Regolatore Generale mirata a preservare l’integrità paesaggistica del territorio e limitare quindi l’estensione delle colture specializzate di melo.

È stato a tale scopo prodotto uno “Studio agronomico per l’adeguamento del Piano Regolatore Generale”, che viene in sintesi riportato a seguire.

La stessa Amministrazione Comunale ha successivamente commissionato sempre al sottoscritto uno “Studio agronomico per la VIA dell’ampliamento del campo di golf Dolomiti – L’intervento in oggetto prevedeva l’ampliamento a 18 buche dell’esistente campo di golf a 9 buche, oggetto di altro articolo pubblicato su questo sito.

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Inquadramento

Il comune di Sarnonico (TN) è situato nella alta valle di Non a 963 m s.l.m., ad una altimetria compresa fra 660 m s.l.m. del torrente Novella e 1.730 m s.l.m. del M.te Penegal, e si estende per complessivi 1.200 ha (ettari), di cui circa 800 ha destinata al comparto agricolo con 20,1 % di superficie agricola utilizzata (S.A.U.), 77,2 % di boschi e 2,7 % di superficie improduttiva. La S.A.U. è a sua volta del comune di Sarnonico è pari a 157,4 ha così ripartiti: 0,3% di coltivazioni legnose agrarie, 2,4% di seminativi e 97,3% di prati permanenti e pascoli, perché la zootecnia è rimasta la forza trainante dell’agricoltura, in totale controtendenza con la maggior parte degli altri comuni della valle di Non, con la presenza di una decina di aziende zootecniche con un patrimonio bovino di circa 300 capi.

l’Amministrazione chiedeva di considerare nell’analisi 3 punti forti di programmazione dello sviluppo del territorio:

  • 1 – La salvaguardia dell’elevato valore naturalistico e paesaggistico del territorio.
  • 2 – La valutazione dell’impatto ambientale di attività agricole specializzate ad elevata richiesta di mezzi produttivi.
  • 3 – L’ampliamento del campo di golf.

L’obiettivo era di individuare dei sistemi colturali proponibili per l’agricoltura montana che considerino pariteticamente l’obiettivo economico con il ruolo di conservazione e protezione dell’ambiente che essi possono offrire. Non dimentichiamo che oggi esiste da parte di diverse categorie sociali una sempre maggiore richiesta di ambiente salubre, non inquinato come quello rappresentato dall’alta collina o dalla montagna. Lo sviluppo dell’agriturismo e la consolidata presenza del turismo deve portare a programmare le produzioni agricole onde sviluppare le possibilità offerte dall’integrazione economica tra turismo e agricoltura. Questo binomio, unitamente ad una forte valenza di salubrità del territorio, permette di valorizzare l’offerta di prodotti tipici e di qualità, che trovano un loro mercato ben definito a prezzi altamente remunerativi.

Nelle attività agricole possiamo distinguere due modelli diversi. Un modello tipico della bassa collina ed uno più specifico per l’ambiente montano. Il primo prevede gli stessi schemi produttivi della pianura e consente il raggiungimento di produzioni quantitativamente simili a quelle della pianura, come avviene per la melicoltura nella bassa Val di Non.

Comune di Cloz melicoltura in impianto specializzato

Comune di Cloz – Melicoltura in impianto specializzato

Il secondo modello, al contrario, riconosce la fragilità dell’ambiente montano e cerca soluzioni che si integrino nel territorio con il minimo impatto ambientale possibile ed è rivolto a sfruttare al massimo la vocazionalità dello stesso.

Comune di Seio - prato polifita permanente

Comune di Seio – prato polifita permanente

“La revisione del Piano Urbanistico Provinciale” a cura della Provincia Autonoma di Trento, Servizio Urbanistica e Tutela del Paesaggio, alla pag. 123 di “Appendici alla relazione aggiuntiva – Volume 2” recita: “L’alta valle di Non costituisce un ambiente vasto e significativo per le numerose zone che la compongono; queste hanno caratteri anche diversi, ma comunque di grande interesse ambientale …”. E poi ancora: “ … vi è poi una fitta sequenza di centri abitati separati da vasti prati, anch’essi di grande pregio ambientale. E’ questo un tipico carattere dell’alta valle di Non che può essere salvaguardato limitando l’espansione dei paesi, evitandone la saldatura lungo le strade e, se possibile, programmando l’introduzione di ancor più vaste colture (meleti) in modo da mantenere spazi verdi e liberi vicino agli abitati.”

Prato e meli allevati a vaso

Prato e meli allevati a vaso

In questo documento si affermano 2 principi fondamentali che devono essere assunti come linee guida dello sviluppo territoriale dei comuni dell’alta valle di Non: il primo è che ci troviamo in presenza di un territorio di “grande interesse ambientale”, e come tale deve essere salvaguardato, ed il secondo, solo all’apparenza di portata meno rilevante, è che anche il prato ha funzione di “grande pregio ambientale”.

Comune di Cavareno - prato polifita permanemte

Comune di Cavareno – prato polifita permanemte

 

Studio della vocazionalità del territorio del Comune di Sarnonico (TN) riguardo alla melicoltura in impianto specializzato

La pianificazione territoriale a livello comunale è lo studio del territorio dal punto di vista delle attività umane che vi si collocano, dell’abitare e del produrre. Quindi la valutazione della vocazionalità di un territorio rispetto ad una coltivazione è in questo caso da affrontarsi in forma più estesa, ovvero non solo analizzando la vocazionalità pedoclimatica, ma includendo anche un’analisi dell’impatto ambientale, della struttura produttiva e delle ricadute socioeconomiche.

In questa ottica, analizziamo in che modo la coltivazione del melo in impianto specializzato, attività agricola di grande rilevanza in Val di Non, si inserisce in questo obiettivo di elevata qualità del territorio.

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1 L’altitudine

Il melo trova nell’ambiente collinare e montano condizioni assai favorevoli per estrinsecare le potenzialità produttive e qualitative: “mela di montagna” è infatti da sempre sinonimo di qualità. Tuttavia, da un punto di vista agronomico, la “montagna” in melicoltura si identifica con altitudini sui 600-700 m.

Sempre che le condizioni pedologiche e l’esposizione siano ottimali, la qualità delle mele quindi cresce con il fattore altitudine fino a circa 800 m, ma a quote superiori, generalmente, i fattori climatici determinano un peggioramento qualitativo. La coltura specializzata in Trentino raggiunge 900 m s.l.m. mentre nel vicino Alto Adige si spinge fino a poco più di 800 m s.l.m. a Silandro, in Val Venosta, anche se non mancano esempi di meleti più in alto, a 1200 m, in Valle d’Aosta.

Rispetto al fattore altitudine perciò il territorio del Comune di Sarnonico, con la gran parte dei terreni agricoli ad oltre 950 m s.l.m., è sicuramente al limite della fattibilità tecnico-agronomica ed economica di impianti di melo in coltura specializzata; ci troviamo infatti a quote alle quali si possono riscontrare diminuzione della pezzatura e delle qualità organolettiche dei frutti. Ciononostante, dire a priori che questo territorio non sia vocato per la melicoltura specializzata, potrebbe risultare inesatto alla riprova dei fatti. Certo è possibile affermare che la coltura del melo è più adatta a quote inferiori, dove trova condizioni climatiche sicuramente più adatte.

A queste valutazioni di carattere tecnico-agronomico, che richiederebbero mirate sperimentazioni in campo per ottenere risposte inequivocabili, si aggiungono altre considerazioni sia economiche che sociali.

2 Problema ambientale

Il problema ambientale sussiste in relazione all’obiettivo di mantenere una elevata valenza paesaggistica e naturalistica del Comune di Sarnonico.

Analizziamo gli aspetti critici:

  • La coltura specializzata del melo con varietà di elevato valore commerciale è tra le più difficili da difendere. Le normali pratiche colturali prevedono infatti in una stagione fino a 30 trattamenti fitoiatrici, tra fungicidi ed insetticidi, tipicamente così ripartiti: 8-12 per la ticchiolatura, 10-14 per l’oidio, 2 per i cancri e marciumi della corteccia e 6-8 per afidi e altri insetti. L’utilizzo di prodotti chimici è quindi ingente ed è stimabile in diversi chilogrammi per ettaro di prodotti contenenti principi attivi di I e II classe tossicologica (le classi sono da I a IV in ordine decrescente di tossicità) e quindi pericolosi e nocivi per la salute dell’uomo.
  • I trattamenti fitosanitari si concentrano nel periodo primaverile-estivo quando maggiore è la frequentazione degli spazi aperti da parte della popolazione locale e maggiore è l’afflusso turistico.
  • Alterazione dell’equilibrio biologico, in seguito al richiamo sul territorio di fitofagi specifici del melo. La lotta chimica e condizioni climatiche particolari possono portare a spostamenti degli stessi su specie forestali.
  • Alterazione dell’aspetto fisico dei luoghi in seguito alle lavorazioni di preparazione del frutteto, ad inestetiche palificazioni ed impianti di irrigazione, alla presenza di piante non naturalmente inserite nel contesto paesaggistico ed allevate in filare. A titolo puramente indicativo si può stimare che sul soprassuolo di un ettaro di meleto specializzato vengano impiegate in media 2000 piante, 500 pali in cemento, 7,5 km di filo di ferro e 20 alti pali per l’irrigazione soprachioma, a cui si aggiungono, nel sottosuolo, le tubazioni fisse sotterranee per l’impianto d’irrigazione.
  • Frequenti passaggi di trattori nel periodo tardo-invernale per la potatura e in primavera-estate per i trattamenti fitosanitari e di grossi camion su strada nel periodo della raccolta.
  • Rischio di contaminazione delle acque di falda da fitofarmaci, erbicidi e fertilizzanti.
  • Accumulo nel terreno di metalli pesanti contenuti nei fitofarmaci e in alcuni concimi.
Prodotti fitoiatrici

Prodotti fitoiatrici

 

3 Impatto estetico e funzionale di un impianto specializzato di melo

Nel caso in oggetto, l’impianto di un meleto in coltura specializzata comporta l’utilizzo di una superficie occupata da prato o da pascolo. Si assisterebbe quindi al passaggio da un paesaggio ormai assimilato al concetto di naturalità del luogo ad un paesaggio di elevata artificialità, più prossimo ad un insediamento industriale e come tale caratterizzato dalla presenza di importanti infrastrutture.

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tre, mentre il prato permette di fruire in modo totale della bellezza del paesaggio circostante, il meleto costituisce un elemento di forte barriera visiva ad altezza uomo e, con i suoi fili di ferro tesi da palo a palo e le piante ravvicinate non è fruibile da chi passeggia.

4 Problema della salubrità

La valutazione dell’impatto ambientale estesa alla salubrità per la popolazione è in relazione allo stato di degrado o, nel caso in esame, di integrità del territorio.

L’impatto di impianti specializzati di melo in un territorio già interessato ad agricoltura intensiva o in contesto già di elevato degrado urbano, può essere anche controllato e minimizzato adottando appropriate tecniche agronomiche, come la lotta integrata, la riduzione degli apporti fertilizzanti, l’inerbimento del frutteto, ecc. Ma anche lo stesso tipo di gestione, atto cioè a minimizzare l’apporto di mezzi di produzione, risulta invece di elevatissimo impatto su di un territorio che presenta una struttura in prevalenza naturale.

5 Individuazione di aree vocate per la melicoltura in impianto specializzato

Si è perciò identificata un’area che, all’interno del territorio del comune di Sarnonico, più delle altre si presta alla coltivazione del melo in impianto specializzato.

La zona individuata è nell’ambito dell’area agricola di interesse primario a Sud-Ovest dell’abitato di Seio dal cui centro dista, in linea d’aria, in media 1000 m. Si tratta di un sito in leggera pendenza verso Ovest.

La localizzazione di tale area ai fini dell’impianto di meleti in coltura specializzata è stata effettuata sulla base delle seguenti considerazioni:

  • si trova ad una distanza sufficiente dal centro urbano principale;
  • è ad una quota inferiore (800-850 m s.l.m.);
  • è interessata dalla realizzazione, già in corso, di un’opera di bonifica dei terreni;
  • è lambita dal canale irriguo di Dambel;
  • è prossima al Consorzio frutticolo di Casez ed il conferimento della frutta al centro di raccolta avverrebbe lungo strade che non interessano importanti centri urbani.

L’area identificata permetterebbe l’impianto di circa 20 ha di meleto specializzato. E’ una superficie consistente rispetto alla S.A.U. (13%) che permetterebbe al comune di Sarnonico di acquisire un’importante occasione di diversificazione delle produzioni agricole, ma al tempo stesso sufficientemente ridotta in relazione alla superficie totale del territorio agricolo (2,5%), in modo tale da non provocare quella concentrazione produttiva che porterebbe ai danni ecologici precedentemente descritti.

Caratteristiche ambientali, agronomiche ed economiche delle aree agricole primarie interessate dalla revisione del P.R.G.

1 Il campo di golf

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L’area interessata dal campo di golf è di circa una settantina di ettari, occupata in gran parte da prato polifita permanente.

La qualità di queste colture è piuttosto scadente, sia perché praticate su suoli molto magri e poco profondi (verso la cima della spartiacque tra Sarnonico e Seio affiora addirittura la roccia sottostante, sia perché condotte per lo più da affittuari, poco interessati al mantenimento nel lungo periodo del livello di fertilità del terreno.

La trasformazione di questi prati permanenti degradati in area idonea alla pratica sportiva del golf non è incompatibile a priori con l’obiettivo di salvaguardia dell’ambiente. Se il progetto di realizzazione del campo di golf che verrà presentato si dimostrerà di carattere “conservativo” si può infatti affermare che la trasformazione da prato permanente polifita da foraggio a prato permanente polifita per la pratica sportiva del golf non arrecherebbe alcun danno né paesaggistico né naturalistico. Si può al contrario ipotizzare un miglioramento della qualità del paesaggio, allorché il progetto dimostri attenzione anche alla valorizzazione del territorio, introducendo ad esempio idonee piantagioni di essenze arboree di elevato pregio ornamentale.

Golf Dolomiti buca 18

Golf Dolomiti buca 18

L’impatto ambientale di tale opera di ampliamento potrà essere minima prevedendo ridotti spostamenti di terra per la costituzione dei percorsi e prevedendo una gestione del tappeto erboso rispettosa dell’ambiente stesso (ridotto utilizzo di concimi e fitofarmaci).

2 Analisi di economia agraria

La variazione del P.R.G. proposta richiede la sottrazione all’attività agricola primaria solo dell’area destinata all’ampliamento del campo di golf.

Tale superficie è attualmente in gran parte dedicata al prato permanente polifita, solo saltuariamente e su ridotte estensioni si alternano mais, patata ed altre orticole; ai fini della presente relazione, considereremo solo la destinazione a prato. La normale coltivazione del prato permanente polifita prevede 2 tagli all’anno, per un totale di circa 30 q/ha di fieno che, venduto ad un prezzo medio di 15,49 €/q, determina una Produzione Lorda Vendibile (P.L.V.) di 464,81 €/ha. Tale valore può essere elevato indicativamente a 619,75 €/ha considerando il valore dell’erba pascolata. La P.L.V. sottratta dall’intera superficie prevista dall’ampliamento è quindi stimata in circa 25.822,84 € all’anno.

Per quanto riguarda il vincolo di impianto di frutteti specializzati, esso non sottrae superficie all’attività agricola primaria, bensì ne stabilisce solo la conservazione di attività vocate alla notevole specificità della zona in oggetto.

Comunque, anche se ipotizzassimo una massiccia introduzione della coltura del melo in impianto specializzato (considerando che la superficie utile del territorio comunale per tale attività produttiva è stimabile in circa 100 ha e che le rese produttive, a causa dell’elevata altitudine, sarebbero in media di 200 q/ha di frutta all’anno ad un prezzo medio di 36,15 €/q), la P.L.V. conseguibile sarebbe di 723.040 di euro all’anno, a cui andrebbero comunque detratti 25.822 € mancato reddito da foraggio e 144,607 € di P.L.V. da melo già previsti dall’attuale P.G.R. Estendere la coltura specializzata del melo su tutto il territorio del comune di Sarnonico porterebbe quindi ad un incremento di P.L.V. di circa 568.102 €, a cui si devono comunque sottrarre gli oneri relativi al costo di ammortamento degli impianti di melo (circa 2.582 € ad ettaro all’anno) e delle opere di infrastruttura necessarie alla coltivazione (rete idrica per l’irrigazione e rete stradale per la movimentazione della frutta). Tali costi riducono notevolmente l’attrattività economica, a livello territoriale, della trasformazione da prato permanente ad impianto specializzato.

Inoltre, a questo limitato incremento della redditività della superficie agricola si dovrebbe ancora detrarre il valore da una parte dell’inevitabile calo di presenze turistiche sul territorio comunale a causa della riduzione di bellezza, salubrità e fruibilità della zona e dall’altra la assai meno quantificabile, ma essenziale, riduzione della qualità della vita della popolazione.

3 Impatto della sottrazione di superficie al prato permanente polifita

3.1 Rispetto alla produzione zootecnica

Nel 1997, l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari ha censito la presenza di 253 capi bovini sul territorio comunale, in prevalenza di razza bruno alpina. E’ perciò necessario considerare l’impatto della sottrazione a prato permanente della superficie destinata agli impianti di melo ed all’ampliamento del campo di golf.

Gran parte del patrimonio bovino è rappresentato da capi da latte e quindi la composizione di stalla è tipicamente di circa 150 vacche in lattazione e 100 tra capi in rimonta e vitelli da macello. Il consumo alimentare è ovviamente differente e si può indicativamente calcolare in 3.500 U.F. (Unità Foraggera) per anno per la vacca in produzione (con media di 18 l al giorno di latte) e in 1.000 U.F. all’anno per il restante bestiame da rimonta. Il fabbisogno alimentare annuo dell’intero patrimonio zootecnico è quindi stimato in circa 600.000 U.F. Di questo fabbisogno alimentare, circa 1/3 viene normalmente fornito con i concentrati e quindi risulta che sono 400.000 le U.F. che devono essere somministrate con il fieno.

Sul territorio comunale sono attualmente coltivati solo 150 ha di prati permanenti e pascoli, parte dei quali sono in posizioni favorevoli alla produzione di fieno, ma altri si trovano su terreni magri e rocciosi. In media possiamo calcolare una produzione di 30 q/ha di fieno di qualità non eccellente e quindi con un valore alimentare di 20 U.F./q. La produzione totale del territorio comunale è quindi di sole 90.000 U.F./anno, comunque largamente insufficienti rispetto al carico di bestiame presente sul territorio comunale.

La sottrazione di una quarantina di ettari effettivamente destinati al prato polifita da foraggio, pur riducendo la produzione locale di fieno a circa 70.000 U.F./anno, non sposterebbe sostanzialmente una produzione di fieno già largamente deficitaria.

A ciò si aggiunge la considerazione che gran parte dei terreni interessati all’ampliamento del campo di golf sono ceduti in affitto a imprenditori agricoli non locali e quindi il fieno attualmente prodotto viene comunque portato via dal territorio del comune di Sarnonico.

3.2 Rispetto ai livelli occupazionali nel comparto agricolo

La sottrazione di circa 40 ha (25%) alla superficie coltivata a prato, non porterebbe dunque ad un determinante aggravio dello squilibrio tra la produzione di U.F. sul comune ed il carico di bestiame presente.

A fronte di ciò, sono invece da sottolineare due conseguenze positive dovute agli interventi previsti: la valorizzazione ambientale e, soprattutto, l’aumento dell’occupazione.

Quaranta ettari di prato permanente polifita vengono tipicamente coltivati con il ricorso di manodopera pari a circa 120 giornate all’anno (3 gg/ha anno). L’occupazione di manodopera in 20 ha di meleto in piena produzione è di circa 800 giornate all’anno (40 gg/ha anno) e la conduzione della nuova superficie prevista del campo di golf (coltivazione di un manto erboso di elevato standard qualitativo) richiede, in prima approssimazione, 1500 giornate di lavoro all’anno.

L’insieme dei due interventi porterebbe quindi ad un incremento notevole della richiesta di manodopera agricola: dalle attuali 120 gg/anno a circa 2.300 gg/anno sulla stessa superficie, con la creazione di circa 10 nuovi posti di lavoro nel comparto agricolo.

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