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Impianto di antiche varietà di pomacee nel Campo di Golf Dolomiti a Sarnonico in Val di Non

Impianto di antiche varietà di pomacee nel Campo di Golf Dolomiti a Sarnonico in Val di Non

Consulente della società Golf Club Dolomiti per l’ampliamento a 18 buche del Campo di Golf di Sarnonico (TN).

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In collaborazione con il Presidente dell’Associazione Spadona di Ronzone, l’arch. Paolo Odorizzi è stato costitutito presso la buca 17 un prezioso frutteto di varietà antiche di melo e pero coltivate in Alta Val di Non.

Le varietà di Malus communis, melo, sono: Bella di Boskoop, Limonino, Belfiore di Ronzone, Parmein d’or, Gravenstein, Rosso Nobile, Rosso Mantovano, Mantovano piatto, Rosa di Caldano, Fragone, Renetta Champagne, Rosa di Fondo, Piatlin, Pomellone, Pomella Genovese, Rusnent, Dosc Piat, Renetta Stellata, Rigadin piantassùn e Carlona. Le varietà di Pyrus communis L., pero, sono: Buona Grigia, Moscatella rossa, Spinacarpi, Martin sec, Duchessa d’Anguoleme, Bergamotta d’Esperen, Spadona estiva, Butirra Diel, Coscia, Butirra Hardy, Favorita di Clapp, Patriarca del Sindaco e Curato.

Lungo la BUCA 17“La buca delle Antiche Pomacee” sono state messe a dimora una cinquantina di piante dall’Associazione Spadona di Ronzone.

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L’Associazione Spadona di Ronzone si occupa dal 1997 di recupero e valorizzazione della frutta antica e del paesaggio agreste tradizionale. Il Presidente è l’architetto Paolo Odorizzi che si è occupato in prima persona del progetto di censimento, di salvaguardia e di recupero delle antiche piante da frutto, attraverso la collaborazione di alcuni vivaisti specializzati. Le piante che sono sopravvissute nell’Alta Valle di Non, più che secolari, sono la testimonianza della tipologia agrarie all’epoca dell’Impero Austro-Ungarico. Le più antiche sono: lo Spinacarpi di Sarnonico, un pero di oltre trecentocinquanta anni, e la Rosa di Fondo, un melo di quasi duecentocinquanta anni che è il più vecchio ed il più grande del continente europeo.

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Meli messi a dimora:

Bella di Boskoop. Antica varietà olandese (1856), proveniente dalla omonima cittadina che in lingua italiana significa “bosco” e quindi anche nota con il termine di Bella di Bosco o Renetta di Montfort. E’ una delle migliori mele da tavola invernali che ha un territorio vocazionale in Alta Valle di Non dove ha tuttora una certa diffusione. Mela rustica adatta alla coltivazioni biologiche e per i frutteti famigliari. Si ricava uno dei migliori distillati di mela.

Limonzino. Varietà autoctona la cui origine si perde nella notte dei tempi.Coltivata come frutto da reddito fino alla prima guerra mondiale, ha poi ceduto il passo ad altre varietà. E’ la varietà che più si adatta per le coltivazioni di alta montagna poiché è l’ultima a fiorire, evitando sempre le gelate primaverile, ed una delle prime che matura (inizio settembre). Di sapore gradevolmente acidulo, è una delle poche mele che si può mangiare direttamente dall’albero.

Belfiore di Ronzone. Varietà locale scoperta nell’unico esemplare esistente a Ronzone originatosi nel 1926 per mutazione spontanea. E’ la più bella mela che si conosca, la più profumata ed una delle più buone, straordinaria per i dolci a base di mele.

Parmein d’or. Antichissima varietà probabilmente italiana già nota nel 1500, che ha avuto diffusione e successo commerciale mondiale fino al 1960.

GravensteinClassificata per la prima volta in Danimarca nel 1669 è una mela estiva molto profumata e gradevolmente acidula, intensamente coltivata in Europa ed in Trentino-Alto Adige fino al 1970. Straordinaria per la distillazione.

Rosso Nobile.  Antichissima varietà autoctona che ebbe una certa diffusione nel 1800 in tutta l’Europa germanica. Mela piccola e dolcissima, forse la più dolce che si conosca ed estremamente serbevole, si raccoglie a ottobre inoltrato e si conserva in fruttaio fino all’inizio dell’estate successiva. E’ una delle migliori per preparare il succo di mela, e  insostituibile nella miscela per preparare l’aceto balsamico di mele.

Rosso Mantovano. Varietà già nota nel 1550 di origine lombarda, che si è diffusa in tutta l’Italia settentrionale. Una varietà estremamente serbevole e di buone caratteristiche organolettiche. Conferisce un profumo unico sia al succo che all’aceto di mele. L’unica pianta nota in provincia si trova in un brolio di Pellizzano in Val di Sole ed è stata messa a dimora nel 1901, e da questa pianta proviene la marza. Ora il brolio è diventato parco pubblico; nello stesso vi sono altre venti piante di melo di Antica varietà coeve al Rosso mantovano.

Mantovano piatto. Anche questa è una varietà trentina di origine antichissima, sicuramente millenaria e compare frequentemente nelle nature morte del ‘500-‘600 lombarde ed emiliane. Proviene dall’unico albero, di oltre centoventi anni, noto in tutta la provincia  e vegeta presso il castello di Moremberg a Sarnonico.

Rosa di Caldaro. Si tratta della progenitrice della Rosa Mantovana, da cui si distingue per le dimensioni più ridotte e la forma più schiacciata. Proviene da una spettacalare pianta di Malosco, che ad anni alterni produce oltre otto quintali di piccolissime meline bianche e rosse: La fioritura di questa varietà è la più spettacolare fra tutte le varietà di mele. Eccellente per la preparazione del sidro e dell’aceto ai quali conferisce un’intenso profumo fruttato.

Fragone. Varietà autoctona locale, che prende il nome per la sua somiglianza ad una grossa fragola, della quale ne ricorda anche sapore e profumo, soprattutto una volta distillata. Erano famose ed apprezzate le produzioni provenienti dall’Alto Mezzalone, comuni di Rumo e Lauregno, soprattutto nell’Isola di Malta. Gli esemplari superstiti sono ormai poche decine.

Renetta Champagne. Scoperta nel 1799 nell’omonima regione francese, si è diffusa in tutta l’Europa all’epoca napoleonica, e rimanendo fino alla metà degli anni sessanta una delle varietà maggiormente coltivata in Valle di Non, soprattutto per la sua straordinaria serbevolezza, da un raccolto all’altro. Profumatissima, acidula eccellente da cuocere è la base del Calvados prodotto dall’Associazione Spadona. In Valle di Non la produzione attuale è estremamente scarsa e si riduce a poche decini di quintali dalle decine di migliaia di un tempo.

Rosa di Fondo. Dalla pianta più antica d’Europa, età di 244 anni, e con dimensioni del tronco da guinnes, circonferenza cm 240, e che si trova solitaria in località “Pradiei” del comune di Fondo,  sono state ottenute dodici piante dopo oltre settecento tentativi falliti. Deriva sicuramente da un semenzale di libera impollinazione, ed il nome è stato attribuito dall’Associazione Spadona che ne ha fatto una celebrità, metà di veri “pellegrinaggi”, legati al rituale dell’abbraccio del tronco che necessita di due persone. La coppia che l’abbraccia avrà lunga vita e felicità.  La pianta è esattamente a confine fra due fondi, e per questo motivo si è  “guadagnata” un suo spazio vitale mai insidiato. E’ una delle mele più gradevolmente acide che si conosca, con straordinarie proprietà digestive.

Piatlin. La migliore mela del mondo per il consumo fresco. Originaria della Valle dell’Elvo in provincia di Biella e praticamente sconosciuta. Mela rugginosa piccola e piatta, con la buccia più sottile che si conosca, sapore dolce-acidulo e aromatico, è una delle poche varietà immune a tutte le avversità. Si consuma da novembre ad aprile.

Pomellone. Originaria dell’Oltrepò pavese e probabile mutazione della Pomella Genovese, dalla quale si distingue per la pezzatura maggiore. Proviene da una serie di alberi, rinvenuti in un frutteto al centro di Varzi, ora scomparso. Si ritiene che quelli fossero gli unici esemplari di questa eccellente varietà di sapore dolce e polpa croccante.

Pomella Genovese. Origine ligure antichissima, non ha mai avuto diffusione per le sue ridotte dimensioni. Ha però un sapore ottimo con un gradevolissimo retrogusto di banana. A marzo è fra le migliori in assoluto.

Rusnent. Nota anche come Ruggine Reale, di origine piemontese assai antica è, dopo il Piatlin, la migliore delle mele rugginose. Estremamente rustica, di buona pezzatura con forma sferica, è anche una delle migliori mele da forno.

Dosc Piat. Letteralmente Dolce Piatto. Di origine Biellese è un’altra mela di primissima qualità sia cruda che cotta. Ha la particolare caratteristica di non spappolarsi durante la cottura e ciò la rende particolarmente adatta per alcune preparazione, fra cui una rusticissima ma saporitissima casseruola di mele, rape e salciccia.

Renetta Stellata. Rarissima varietà settecentesca di origine tedesca, di bellissimo aspetto e caratterizzata dal colore rosa ciclamino della polpa sotto la buccia. Il difetto di questa eccelente varietà consiste in una certa sensibilità alla ticchiolatura che la rende poco adatta alle coltivazioni biologiche o familiari.

Rigadin piantassùn. Varietà autoctona Biellese è stata salvata nel 1997 da sicura estinzione dal vivaista Marco Maffeo. Il suo nome indica la tipologia di coloratura, a righe rosse, arancio e gialle e l’enorme dimensioni che la pianta raggiunge. Una delle mele più intensamente profumate, che verso Natale raggiunge l’apice del gusto.

Carlona. Proveniente dal medesimo frutteto in cui è statato reperito il Pomellone, è il clone gigante della celeberrima Carla, antichissima varietà proveniente da Finale Ligure e diffusasi in molte zone dell’Europa e che trovò anche in Valle di Non una zona estremamente vocata. Ha le stesse eccellenti caratteristiche organolettiche della Carla, nota in trentino come Napoleon. La storia riferisce che presero il nome dal grande generale a cui furono offerte durante il suo passaggio in zona, e che furono da lui molto apprezzate. Questa varietà è stata totalmente soppiantata dalla Golden delicious a partire dagli anni sessanta.

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Peri messi a dimora:

Buona Grigia. Piccola pera di origine Francese del 1600. E’ noto in Regione solamente l’esemplare di circa centocinquant’anni che vegeta a circa cento metri dal luogo dell’impianto. Questo patriarca appartiene a Licia Colò.

Moscatella rossa. La pianta madre, di recente impianto si trova a Seio di Sarnonico. E’ una varietà Italiana antichissima già nota nel 1500. Caratterizzata da grande precocità di maturazione e dall’intenso profumo di moscato era un tempo intensamente coltivata e commerciata; di diffusione mondiale. Il limite di questa varietà consiste nella scarsa pezzatura e serbevolezza dei frutti e dalle enormi dimensioni, (altezza anche superiore ai trenta metri), che la pianta raggiunge in pochi anni, rendendola impossibile da coltivare. E’ comunque la migliore pera da distillare per il suo intensissimo profumo di moscato.

Spinacarpi. Si tratta della pera Picena descritta da Plinio duemila anni fa. E’ una delle varietà più longeve che si conosca. Infatti la pianta madre è la più vecchie della Regione con oltre 350 anni di età, e vegeta a Sarnonico al limitare del centro storico. La pianta assume un portamento da “bonsai gigante” che la rende affascinante. Estremamente produttiva e resistente, è una buona pera da cuocere che è stata apprezzata con diffusione in tutta Italia, ed in particolare nel Veronese. Oggi è ormai una rarità.

Martin sec. Ritenuta  a torto una varietà Francese già nota nel 1530, è più probabilmente Italiana. Pera tuttora apprezzatissima e di grande valore commerciale, è fra le migliori da cuocere, per l’alta pasticceria e per l’industria conserviera. Varietà di scarso vigore e per questo soggetta a deperimento, ha trovato nella prima metà del  secolo scorso una buona diffusione anche in Valle di Non, soprattutto per la sua resistenza al freddo estremo, trattandosi di una pera che si raccoglie versi i Santi.

Duchessa d’Anguoleme. Varietà Francese del 1820, ha avuto una buona diffusione in Trentino nella prima metà del novecento. Oggi è estremamente rara. Pera grossa, campaniforme, molto bella e buona.

Bergamotta d’Esperen. Varietà ottenuta da seme verso il 1830 dal Maggiore Espéren di Malines, benemerito pomologo belga. Frutto medio, tondo, talvolta riunito a grappoli. Buccia giallastra, spessa, ruvida, con lenticelle rugginose. Polpa giallastra, a volte granulosa, zuccherina, lievemente acidula.

Spadona estiva. Millenaria pera dell’Italia meridionale, a maturazione precoce. Fra le pere estive è quelle che si conserva meglio e per questo è tuttora diffusa nelle regioni dell’Italia meridionale. In Valle di Non esistono solamente 8 piante a Brez, e costituiscono un bellissimo filare che ogni anno si carica di queste belle pere gialla. E’ buona da tavola e ottima per cuocere e per il sidro.

Butirra Diel. Celebre varietà Belga del 1811 dedicata al Pomologo Diel. E’ stata intensamente coltivata anche in Valle di Non fino al 1965, dopodiché la pericoltura fu totalmente soppiantata dalla melicoltura.

Coscia. La migliore fra le pere di Agosto, di antica origine dell’Italia Centrale, che ha trovato nella zona Etnea una apprezzatissima “enclave” produttiva. In zona vi sono quattro piante a Cavareno ed una a Ronzone.

Butirra Hardy. Di origine francese, scoperta nel 1820 dal Direttore Hardy dell’Istituto Arboreo Laurent, è unanimemente ritenuta la più squisita fra le pere autunnali. Solo a causa della sua delicatezza nei trasporti non ha ottenuto quel successo commerciale che meriterebbe. Ciononostante ha avuto una rapidissima diffusione globale soprattutto per i frutteti famigliari e per produzioni di nicchia essendo anche molto resistente alle avversità e di bellissimo aspetto. Esso è caratterizzato da una buona pezzatura, forma conica-panciuta, colore bronzato. La pianta madre proviene da Ronzone dove trova un microclima adattissimo che esalta le sue caratteristiche organolettiche.

Favorita di Clapp. E’ una buona pera fra quelle “moderne”, ottenuta dalla mutazione della Butirra Holzfarbige nel 1860 negli USA. Si è diffusa in Olanda ed in Germania ed è arrivata in esemplare unico da noi a Malosco già prima della seconda guerra mondiale. E’ una bellissima pera, assai simile alla William come forma e colore, ma di pezzatura più che doppia; il suo gusto non è però alla sua altezza.

Patriarca del Sindaco. L’abbiamo così denominata perché la pianta di oltre cento anni è una delle poche varietà autoctone che abbiamo rinvenuto e vegeta a Ronzone su un terreno di proprietà del Sindaco Giancarlo Abram. È caratterizzata da uno sviluppo gigantesco, ed è il patriarca fra i più colossali a noi noti in tutta Europa. Per le dimensioni della sua chioma avviene un raro fenomeno per cui la fioritura avviene a distanza di oltre una settimana fra la parte esposta al sole e quella retrostante. Le sue pere sono di buon sapore e di un bellissimo colore aranciato a maturazione che brillano fra il fogliame lucidissimo. Altre tre piante esistenti sono state improvvidamente tagliate nell’inverno 2004, per cui quella di Ronzone resta l’unico esemplare unitamente a quelli riprodotti dall’Associazione Spadona, a cui va il merito di aver praticamente salvato questa varietà.

Curato. Varietà al centro di un giallo appena svelato dall’Associazione Spadona. Questa varietà è stata confusa con la Spadona Invernale, eccellente antichissima pera italiana che grazie a queste sue caratteristiche era diventata la più commerciata in Valle di Non fino al 1950. A partire dal 1920, dai vivai provinciali, per un evidente errore dovuto alla notevolissima somiglianza, sono state però consegnate per i nuovi impianti alberelli di Curato. Questa ha caratteristiche organolettiche nettamente inferiori e il suo periodo di consumo più precoce. Quando la percentuale di Spadona, le cui piante andavano man mano a morire,  è stata sovrastata dalla Curato, il mercato è stato rapidamente perduto, tanto che la varietà è stata abbandonata. In Alta Valle rimangono ancora circa duemila piante di Curato, ma fra quarant’anni circa saranno scomparse. Abbiamo finalmente individuato quattro piante di Spadona Invernale, che probabilmente sono le ultime rimaste. Pare che questa varietà, da cui ha preso il nome l’Associazione sia di origine Italiana così antica che è stata riconosciuta fra quelle dipinte in un viridario della casa di Marte e Venere ad Ercolano. La Curato invece è stata rintracciata nel 1760 nel bosco di Fromentau nella zona Chatellio-sur-Indre (Francia) dall’abate Leroy e da qui diffusa in tutto il mondo. Nonostante le sue non eccelse qualità organolettiche per il consumo fresco, è però ottima per cuocere, per distillare e per aceto, ebbe un buon successo commerciale mondiale, soprattutto per la sua predisposizione alla conservazione nelle celle frigorifere e al trasporto.

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