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Lunedì 10 Dicembre 2012 19:04

Gli ecosistemi del Kilimangiaro

Scritto da  admin
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Nel corso dell’ascensione al tetto d’Africa, leggi qui il resoconto alpinistico, ho avuto occasione di avvicinarmi agli ecosistemi e in particolare alla flora del Parco Nazionale del Kilimanjaro.

Il parco nazionale copre una superficie di 75.353 ha. Nel 1910 fu dichiarato riserva naturale dal governo coloniale tedesco. Nel 1921 divenne riserva forestale. Nel 1973 l’area montana sopra la linea degli alberi (~2.700 m) fu riclassificata come Parco nazionale e nel 1987 è stato dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

kilimanjaro

Molte cose sono cambiate nel corso dell’ultimo secolo: gorilla di montagna, scimpanzé, leopardi, bufali e antilopi che popolavano le pendici sono stati in gran parte sterminati e alberi secolari sono stati abbattuti.

Sono ora presenti circa 140 specie di mammiferi, tra i quali sopravvivono una popolazione di qualche centinaia di elefanti, qualche esemplare di bufalo nero e di leopardo, mentre Il rinoceronte nero è scomparso; nella foresta pluviale ci sono babbuini e cercopitechi e altri primati; al di sopra della linea degli alberi si trovano l'antilope alcina e l'antilope di Abbot. Vi sono poi circa 180 specie di uccelli, la maggior parte delle quali abitano la zona di foresta pluviale, tra i quali il rarissimo lo storno di Abbot e la splendida nettarinia malachite di Johnston che si nutre del nettare di Protea e l’onnipresente corvo collobianco.

Nei dintorni del nostro Lodge a Moshi e nel corso della salita ci siamo imbattuti in alcune di queste specie, in verità non molte, unitamente a insetti e qualche lucertolone.

cercopithecus_mitis cercopithecus_mitis
cercopithecus_aethiops cercopithecus_aethiops
corvus_albicollis corvus_albicollis
agama agama
gecko gecko
scolopendra scolopendra
solenopsis solenopsis

La salita dalle pendici della montagna al punto più alto del cratere Kibo, Uhuru Peak (5.895 m), lungo la Machame Route, è un entusiasmante susseguirsi di fasce climatiche e vegetazionali che si attraversano longitudinalmente, al ritmo di una al giorno, dai 900 m di Moshi fino ai quasi 6.000 m della vetta.

Lungo questa via inoltre si incontra la storia geologica del Kilimanjaro rappresentata dai suoi 3 crateri principali che portano i nomi dei popoli Chagga in lingua bantu: a ovest Shira, con un'altitudine di 3.962 m e i suoi 500.000 anni di età, a est Mawenzi (5.149 m) e al centro Kibo, il più giovane con la vetta più alta dell'Africa, l’Uhuru Peak (5.895 m) e i suoi 360.000 anni. Scendendo tra Kibo e Mawenzi, dove salgono la Mweka e la Marango Route, si percorre una piattaforma di circa 3.600 ha, chiamata "La Sella", che costituisce la più estesa tundra d’altura del continente.

shira_kibo_mawenzi

La vegetazione del Kilimanjaro può essere suddivisa in cinque zone:

* FASCIA COLTIVATA – dalle zone pianeggianti (altopiano sui 900-1000 m) fino al limite del Parco Nazionale, posto tra i 1.600 e i 1.900 m a seconda del cancello di entrata, si succedono le coltivazioni con prevalenza di mais, caffè e banano, orticole e frutta varia.
* Zona della FORESTA PLUVIALE MONTANA (da 1.800 m a 2.700 m)- rigogliosa vegetazione dominata dagli alberi ad alto fusto. In queste condizioni climatiche gli alberi, in prevalenza Macaranga ricoperti di muschi e licheni, assumono dimensioni gigantesche e le chiome formano suggestive gallerie verdi.
* Zona della BRUGHIERA (da 2.700 m a 4.200 m) - a sua volta suddivisa in due sub-zone, quella più bassa dell’erica arborea (2.700-3.600 m) con prevalenza di specie arbustive e quella più alta, la brughiera propriamente detta (3.600-4.200 m), dove le piante più singolari e caratteristiche sono i seneci giganti.
* Zona del DESERTO D’ALTA QUOTA (da 4.200 m a 5.000 m), desertica e desolata. In queste inospitali condizioni sono state censite solo 55 specie pioniere assieme a muschi e licheni lapidicoli.
* ZONA SOMMITALE (da 5.000 m a 5.895 m), caratterizzata da condizioni climatiche molto fredde con basse temperature e forti gelate notturne, radiazioni solari molto intense, ossigeno rarefatto e le precipitazioni sono nevose, solo roccia, neve, ghiacci e pochi licheni.

fasce_vegetazionali

1 - Zona coltivata

fino a 1.800 m

1fascia_coltivata

Il massiccio del Kilimanjaro, della dimensione di circa 80 chilometri in lunghezza e 40 chilometri in larghezza, si eleva isolato e imponente dall’arido altopiano circostante che si trova alla quota di circa 1000 m. Ho pernottato a Moshi ai piedi della grande montagna sul versante meridionale. Con i minibus ho raggiunto il Machame Gate (1730 m) per entrare nel Parco Nazionale, da cui sono uscito dal Mweka Gate (1980 m) per riprendere il minibus e tornare a Moshi.

Durante questi spostamenti ho avuto modo di osservare il territorio circostante.

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La prima fascia vegetazionale della montagna è fortemente antropizzata: agricoltura e pascolo hanno alterato la naturale fisionomia caratterizzata da intricate boscaglie e macchie arbustive, sostituita da coltivazioni che sfruttano i fertili terreni e una fitta rete di canali regima le acque che scendono dagli alti pendii. Parcelle di mais, patate e ortaggi si alternano a piantagioni di banano (Musa spp., Musaceae), canna da zucchero (Saccharum officinarum, Poaceae), cacao (Theobroma cacao, StercIuliaceae) e caffè (Coffea arabica, Rubiaceae); attorno alle baracche piante di tamarillo o albero del pomodoro (Cyphomandra betacea), della famiglia della Solanaceae, con grappoli di bacche rosse e gialle, le rampicanti, alberi di papaya (Carica papaya) della famiglia delle Caricaceae con grossi frutti pendenti, la guaiava (Psidium guajava) delle Myrtaceae, tutti vegetali di origine sudamericana, si sono perfettamente adattati anche nel continente africano e vengono coltivati a carattere famigliare dove i frutti e loro derivati sono molto apprezzati.

zea_mays zea_mays
musa_spp musa_spp
saccharum_officinarum saccharum_officinarum
theobroma_cacao theobroma_cacao
coffea_arabica coffea_arabica
cyphomandra_betacea cyphomandra_betacea
carica_papaya carica_papaya
psidium_guajava psidium_guajava

Tuttavia i sistemi agricoli, non certamente intensivi, lasciano ancora spazio alla vegetazione spontanea e caratteristica che cresce rigogliosa grazie alle alte temperature e alle piogge frequenti. I prati sono costituiti da una graminacea, l'erba kikuyu, il miglio perlato (Pennisetum clandestinum, Poaceae), che raggiunge i 40-50 cm d'altezza, provvista di belle spighette con ligule vellutate, utilizzata anche per scopi ornamentali. In molte parti dell'Africa le cariossidi vengono ancora impiegate per ricavarne farina. I

trifogli, Trifolium semipilosum (Fabaceae) con fiori bianco-rosati e Trifolium usambarensis (Fabaceae) con fiori violetti, crescono nelle zone più umide assieme a Vernonia nigritiana (Asteraceae), ... continua a leggere
con fiori raccolti in capolini porporini le cui radici si trovano essiccate nei mercati africani per le proprietà digestive, antidissenteriche e febbrifughe.

pennisetum_clandestinum pennisetum_clandestinum
trifolium_semipilosum trifolium_semipilosum
trifolium_usambarensis trifolium_usambarensis
vernonia_nigritiana vernonia_nigritiana

In prossimità delle abitazioni si vedono belle specie rampicanti come Pterolobium stellatum, una leguminosa spinosa che produce rossi baccelli peduncolati, le ipomee (Ipomoea spp.), convolvulacee volubili a rapidissima crescita con belle corone azzurro intenso, Clematis brachiata della famiglia delle Ranunculaceae con fiori rosati, e le onnipresenti bouganvillee (Bouganvillea spp.), della famiglia delle Nyctaginaceae e le passiflore (Passiflora spp.) ricoprono con cromatiche cascate floreali le abitazioni dei villaggi. Nelle zone ombrose si possono vedere gruppi di Streptocarpus glandulosissimus, strane piante erbacee appartenenti alla famiglia delle Gesneriaceae, dotate di grandi foglie e fiori di color fucsia intenso, assieme ai Plectranthus kilimandscharica, labiata dai fiori violetti, questi generi equatoriali vengono coltivati anche a scopo ornamentale.” Nelle città e nei villaggi infine si trovano diversi esemplari di Jacaranda mimosifolia, Jacaranda o Jacaranda Blu è una pianta appartenente alla famiglia delle Bignoniaceae, una pianta ora naturalizzata ed invasiva, originaria del Sud America in questo periodo in splendida fioritura.

pterolobium_stellatum pterolobium_stellatum
ipomea_spp ipomea_spp
clematis_brachiata clematis_brachiata
bouganvillea_spp bouganvillea_spp
passiflora_caerulea passiflora_caerulea
streptocarpus_glandulosissimus streptocarpus_glandulosissimus
plectranthus_spp plectranthus_spp
jacaranda_mimosifolia jacaranda_mimosifolia

2 - Zona foresta montana pluviale

da 1. 800 m a 2.700 m

2foresta_pluviale1

La foresta pluviale è bellissima, una splendida passeggiata in un ambiente affascinante, tra grandi alberi grondanti di umidità e di muschi.

Ho attraversato questa fascia vegetazionale il primo giorno della salita, da Machame Gate (1740 m) e Machame Camp (3000 m) camminando lungo un sentiero in terra battuta, ampio e costruito con grande cura. Ho poi attraversato in discesa la stessa fascia vegetazionale l’ultimo giorno, il giorno dopo la cima, da Mweka Camp (3100 m) a Mweka Gate (1980 m), su un sentiero altrettanto ben preparato, ma lungo un versante dove la roccia madre lavica è più superficiale e di conseguenza il terreno più accidentato.

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La gran parte delle piogge si formano a queste altitudini e l'acqua che non viene trattenuta dal rigoglioso manto vegetale, percola nel suolo di roccia lavica tufacea originando più in basso innumerevoli sorgenti. L'evaporazione è molto intensa e quasi sempre la zona è avvolta da nuvole basse e nebbia gocciolante, le notti sono fresche e serene e le temperature della giornata si aggirano tra i 15° e i 20° C tutto l'anno.

Questa è certamente la fascia più ricca di specie vegetali, dominata da alberi ad alto fusto dalle chiome rigogliose che ricoprono totalmente i sentieri formando suggestive foreste a galleria.

Questo "muro verde" non è naturalmente omogeneo e si evidenziano varie fitocenosi: la maggior densità di specie è localizzata in prossimità della chioma, diminuendo via via verso il suolo. L'elemento limitante la crescita vegetale è dato dalla luce, per ciò si instaurano delle vere competizioni all'accrescimento più rapido in altezza e si sono selezionate specie con grandi superfici fogliari. In queste condizioni climatiche gli alberi della foresta hanno assunto aspetti giganteschi e le chiome ricoprono totalmente i sentieri formando suggestive gallerie verdi.

2gallerie_verdi

L'albero più comune è la Macaranga kilimandscharica, una Euforbiaceae con corteccia grigia, levigata alla base, più scura nel tratto sommitale raggiunto dalla luce. Il tronco colonnare supera i 30-40 metri d'altezza, per ciò la base si presenta "a costole alate" per aumentare la superficie d'appoggio. È considerata una piante pioniere per la capacità di adattarsi a suoli con scarsi nutrienti. Assieme ad Albizia schimperiana (Fabaceae) e Mitragyna rubrostipulata, una Rubiaceae che produce grandi semi ovali, detengono il primato del gigantismo forestale. I tronchi sono rivestiti di muschi e licheni (Sistra retigera), dai rami pendono nastri di muschi e felci (Hymenophyllaceae sp.).

Ai limiti inferiori di questa zona si incontrano grandi esemplari isolati di eucalipto (Eucalyptus spp.), un genere di piante arboree sempreverdi originarie dell’Oceania, appartenente alla famiglia delle Myrtaceae, che diffondono nell’aria la caratteristica fragranza.

macaranga_kilimandscharica macaranga_kilimandscharica
albizia_schimperiana albizia_schimperiana
mitragyna_parvifolia mitragyna_parvifolia
eucalyptus_spp eucalyptus_spp
muschio muschio
muschio1 muschio1
usnea usnea

Accanto a questi veri e propri giganti del regno vegetale crescono alberi di dimensioni più ridotte quali felci arboree (Cyathea spp., Cyatheaceae), ficus (Ficus spp., Moraceae), Tabernaemontana holstii, una apocinacea provvista di succo lattiginoso con proprietà medicinali, genera belle infiorescenze bianche, la Xymalos monospora, della famiglia Monimiaceae, con foglie lucide e dentellate produce bacche arancioni, e la Agauria salicifolia è un albero della famiglia delle Ericaceae che cresce contorto con tronco nodoso, corteccia rossastra e ruvida, foglie piccole e ovali, i fiori molto simili a quelli dell'erica crescono in infiorescenze spiciformi di un bel rosa intenso. Lungo i sentieri nella foresta umida si incontrano esemplari di Lobelia gibberoa (Campanulaceae) e di Protea kilimandscharica, pianta della famiglia delle Proteaceae caratterizzata da infiorescenze riunite al centro, “abbracciate” da lunghe brattee colorate di bianco, rosa, arancio o rosso, che producono grande quantità di nettare appetito dall’uccello Nectarinia johnstoni.

cyathea_spp cyathea_spp
ficus_spp ficus_spp
tabernaemontana_holstii tabernaemontana_holstii
xymalos_monospora xymalos_monospora
agauria_salicifolia agauria_salicifolia
lobelia_gibberoa lobelia_gibberoa
protea_kilimandscharica protea_kilimandscharica

Tra le specie erbacee si incontrano specie caratteristiche quali le orchidee del genere Polystachya spp. (Orchidaceae) e Impatiens, Balsaminaceae con delicati fiori formano bei tappeti lungo i sentieri. Fra queste ultime spiccano Impatiens pseudoviola di colore rosa e Impatiens kilimanjari endemica, con fiori rosso scarlatto. Le radure sono colonizzate da Crassocephalum mannii, un arbusto della famiglia Compositae con la chioma ricoperta da profumati fiori gialli, mentre Mimulopsis kilimandscharica è una pianta erbacea della famiglia delle Acanthaceae con fiori bianco-rosa.

polystachya_spp polystachya_spp
impatiens_kilimanjari impatiens_kilimanjari
impatiens_pseudoviola impatiens_pseudoviola
crassocephalum_mannii crassocephalum_mannii
mimulopsis_kilimandscharica mimulopsis_kilimandscharica

Nel versante nord e ovest la foresta riceve meno piogge e qui si incontrano comunità diverse. Crescono alti (fino a 30 m) e contorti ginepri Juniperus procea (Cupressaceae), e due specie di olivo, della famiglia delle Oleaceae, Olea africana alto fino a 10 metri e Olea kilimandscharica alto fino a 30 metri il cui legname viene utilizzato per costruzione.

Alle quote più elevate gli alberi si diradano. Sui 2.500 m e si osservano esemplari isolati di varie specie.

E' comune la podocarpacea Podocarpus milanjianus, della famiglia delle Podocarpaceae, parente delle conifere, che fruttifica un arillo carnoso e commestibile appetito dalle scimmie e dagli uccelli della foresta, di Ilex spp., piante delle Aquifoliaceae con corteccia grigia e liscia, provviste di densi grappoli bianchi profumati, Nuxia congesta, un arbusto o piccolo albero (3-10 m) della famiglia delle Stilbaceae, con grappoli di piccoli fiori bianchi e dei grandi alberi della canfora africana Ocotea usambarensis, della famiglia delle Lauraceae, che possono raggiungere i 40 metri d’altezza.

Nelle zone più umide e riparate l’Hagenia abyssinica, Rosaceae con grandi foglie pennate che trattengono le acque meteoriche, si ricopre con eleganti fiori rosso scuro.

juniperus_procea juniperus_procea
olea_africana olea_africana
podocarpus_spp podocarpus_spp
ilex_spp ilex_spp
nuxia_congesta nuxia_congesta
ocotea_usambarensis ocotea_usambarensis
hagenia_abyssinica hagenia_abyssinica

In questa zona lo strato di terreno è molto limitato e, assieme all'umidità , ridotta, ostacola lo sviluppo in altezza delle piante. Le leguminose del genere Crotalaria spp. (Fabaceae), così chiamate da krotalon = sonaglio, dal curioso suono metallico che producono i semi quando si agitano i frutti in cui sono contenuti, fiorisce generando belle macchie gialle, assieme alle malvacee del genere Pavonia spp. della famiglia delle Dictyotaceae, a fiori caliciformi rosa e alle vermiglie ombrelle degli Scadoxus multiflorus, Amarillidaceae coltivate anche nelle serre europee. Il bambù montano Arundinaria alpina (Poaceae), che forma una fitta cintura dai 2.100 m ai 2.700 m in tutte le montagne africane, sul Kilimanjaro è presente solo in piccole e limitate stazioni nei versanti nord e nord-est. La spiegazione viene individuata nelle piogge più ridotte che cadono sul Kilimangiaro rispetto alle altre montagne d'Africa dove le precipitazioni sono abbondantissime.

crotalaria_spp crotalaria_spp
pavonia_spp pavonia_spp
scadoxus_multiflorus scadoxus_multiflorus
arundinaria_alpina arundinaria_alpina

3 - Zona della brughiera

da 2.700 m a 4. 200 m

3brughiera4

Al di sopra della linea degli alberi scompaiono le piante ad alto fusto ma sono tuttavia presenti numerose specie vegetali. Questa ampia zona può essere suddivisa in due subzone.

Subzona dell’erica arborea

da 2.700 m a 3.600 m

3brughiera1 3brughiera1
3brughiera2 3brughiera2
3brughiera3 3brughiera3

Ho camminato in questa fascia vegetazionale il secondo giorno, da Machame Camp (3100 m) a Shira Camp (3860 m) e scendendo dalla cima, dal Millennium Camp (3800 m) a Mweka Camp (3100 m).

La sottozona più bassa della brughiera è popolata da Erica arborea, che assume portamento ad alberello con tronchi nodosi e contorti, raggiungendo anche i 3 metri d'altezza. Le fioriture persistenti per vari mesi avvolgono le pendici della montagna creando fitte macchie con suggestivi effetti cromatici.

Altre piante arbustive sono: Philippa excelsa (Ericaceae), Hypericum revolutum (Hypericaceae) con piccoli fiori gialli, Leonotis mollissima, sempreverde della famiglia della Lamiaceae con lunghe spighe fiorite.

erica_arborea erica_arborea
philippia_excelsa philippia_excelsa
hypericum_revolutum hypericum_revolutum
leonotis_mollissima leonotis_mollissima

Subzona della brughiera propriamente detta

3600 – 4200 m

3brughiera5

Ho camminato in questa fascia vegetazionale attraversando la montagna da Ovest ad Est il terzo giorno, da Shira Camp (3860 m) a Barranco Camp (3950 m ) e il quarto giorno da Barranco Camp (3950 m ) a Barafu Camp (4630 m) e ancora scendendo verso il Millennium Camp (3750 m) percorrendo "La Sella", una piattaforma di circa 3.600 ha che costituisce la più estesa tundra d’altura del continente.

Le piante più singolari e caratteristiche di questa zona sono i seneci giganti, caratteristiche piante della famiglia delle Asteraceae dal lungo tronco che regge una ampia e carnosa rosetta fogliare. I seneci giganti assumono habitus arboreo, raggiungono anche i 7-10 metri d'altezza, con corteccia, una rosetta di foglie carnose e appuntite forma l'apice proteggendo le gemme vegetative dalle basse temperature. Quando muoiono le foglie, si essiccano e restano saldamente inserite al tronco formando uno spesso strato isolante. Ci sono due specie di seneci giganti: Senecio kilimanjari e S. johnstonii spp. cottonii ambedue endemici, hanno fiori piccoli e poco vistosi. Senecio meyeri-johannis, S. purtschelleri e S. shweinfurthii sono stretti parenti dei precedenti, assumono però sviluppo limitato, pochi centimetri e formano fitti cuscini giallo splendente.

Le lobelie sono altre curiosità del Kilimanjaro. Lobelia deckenii, una specie della famiglia delle Campanulaceae che cresce fino ad un'altezza di 3 metri, ha fusto cavo e i fiori blu disposti su grandi spighe verticali claviformi sorrette da un'ampia rosetta fogliare. Per poter vivere in queste condizioni climatiche attuano singolari strategie: durante la notte le foglie si richiudono verso il fusto centrale e secernono piccole quantità di soluzione acquosa che ricopre le gemme. Di notte l'acqua gelando riveste con uno strato di ghiaccio i delicati organi proteggendoli dalle basse temperature. L'impollinazione dei seneci giganti e delle lobelie è prevalentemente ornitogama e viene compiuta dalla Nectarinia johnstoni, un bellissimo uccello verde metallico che si libra nell'aria come il colibrì ed immerge nelle corolle il lungo becco per suggere il nettare.

senecio_johnstonii senecio_johnstonii
senecio_kilimanjari senecio_kilimanjari
senecio_meyeri-johannis senecio_meyeri-johannis
lobelia_deckenii lobelia_deckenii

Si trovano poi Anthospermum usambarensis, della famiglia delle Rubiaceae, cespuglio somigliante al cipresso con fioriture bianche, e Stoebe kilimandscharica (Asteraceae), con minuscole foglie grigio-argentate. Gran parte dei prati sono formati da graminacee (Poaceae): Agrostis spp., Festuca spp., Koeleria spp., Andropogon kilimandscharica. Disseminati tra le erbe, spinosi alberelli con chioma densa e fiori gialli della leguminosa Adenocarpus mannii della famiglia Fabaceae (Leguminaceae) che sopravvive ad elevate altitudini e bassi cespugli di Myrica meyeri johannis (= Morella salicifolia subsp. meyeri-johannis), una miricacea aromatica con foglie semplici e provviste di ghiandole con olii essenziali. I fiori più comuni appartengono al genere Helichrysum, della famiglia delle Asteraceae, che fioriscono raggruppati con capolini di vario cromatismo: H. meyeri-johannis, H. argyranthum, H. cymosum, H. newii e la specie più frequente, H. kilimanjari con fiori giallo intenso che conservano a lungo il colore anche nelle piante essiccate.

anthospermum_spp anthospermum_spp
stoebe_kilimandscharica stoebe_kilimandscharica
andropogon_spp andropogon_spp
poaceae poaceae
adenocarpus_manni adenocarpus_manni
myrica_spp myrica_spp
helichrysum_kilimanjari helichrysum_kilimanjari
helichrysum_meyeri_johannis helichrysum_meyeri_johannis

Fiori stravaganti sovrastano le erbe della brughiera: la Kniphofia thomsonii (Liliaceae)  con rosetta di sottili foglie basali affondate nel prato, sulle quali si sviluppano pedicelli articolati riuniti in infiorescenza racemosa spiciforme, frequente Gladiolus watsonioides (Iridaceae) con fiore rosa salmone, l'orchidea Disa starsi (Orchidaceae), con bella spiga rosa intenso e Anemone thomsonii (Ranunculaceae). Il giallo Ranunculus oreophylus (Ranunculaceae) e la Scabiosa columbaria, della famiglia delle Dipsacaceae, con fiori tondi rosati.

kniphofia_thomsonii kniphofia_thomsonii
gladiolus_watsonioides gladiolus_watsonioides
disa_stairsii disa_stairsii
anemone_thomsonii anemone_thomsonii
ranunculus_oreophilus ranunculus_oreophilus
scabiosa_columbaria scabiosa_columbaria

Le scarse torbiere acquitrinose sono colonizzate da folti cespi di Carex spp. (Cyperaceae) e Mariscus kerstenii (Cyperaceae), nelle vicinanze genziane blu Swertia crassiuscula (Gentianceae), circondate da ampie rosette fogliari protettive.

carex_spp carex_spp
cyperus_spp cyperus_spp
swertia_crassiuscula swertia_crassiuscula

4 - Zona deserto d'alta quota

da 4.200 m a 5.000 m

4zona_deserto _alta_quota4

Ho camminato in questa fascia vegetazionale attraversando la montagna da Ovest ad Est il terzo giorno, da Shira Camp (3860 m) a Barranco Camp (3950 m ) e il quarto giorno da Barranco Camp (3950 m ) a Barafu Camp (4630 m) e ancora scendendo verso il Millennium Camp (3750 m) percorrendo "La Sella", una piattaforma di circa 3.600 ha che costituisce la più estesa tundra d’altura del continente.

Il paesaggio assume un aspetto desertico, desolato e la vita vegetale si riduce. Questa è la zona dove "è estate durante il giorno e inverno durante la notte": le radiazioni solari sono intense; alta l'evaporazione ed enorme l'escursione termica. Le notti scendono sotto 0° e durante il giorno si raggiungono al sole anche i 40°C. Lo strato di terreno è limitato, costituito da ceneri, polveri e massi lavici lanciati lontano durante l'attività del vulcano. In queste inospitali condizioni sono state censite solo 55 specie pioniere. (1)

La vita vegetale in questa zona è limitata ad alcune specie erbacee dalla sviluppata capacità di adattamento a condizioni ambientali poco favorevoli.

Assieme a muschi e licheni lapidicoli che si insediano ricoprendo di rosso ruggine e grigio argento le rocce laviche, le fanerogame hanno sviluppato particolari strutture fisiologiche per sopravvivere. Carduus chamaecephalus, Asteraceae, ha forma appiattita con foglie pelose e spinose, fiorisce con un bellissimo capolino color porpora, dominano differenti specie di Helichrysum, Asteraceae, (H. kilimanjari, H. newii, H. cymosum, H. argyranthum, H. meyeri-johannis) provvisti di gemme lignificate, ciuffi isolati di Pentaschistis minor, Poaceae, l'erba del deserto con foglie sottili per ridurre l'evaporazione, spesso la parte centrale é morta e sopravvive solo l'anello esterno. Haplocarpha rueppellii, Asteraceae, e Haplosciadium abyssinicum, Apiaceae, hanno foglie crassulente a rosetta appoggiate al terreno per sfruttare il calore e sono ricoperte di fitti peli argentei che riflettono le radiazioni solari riducendo perdite d'acqua e di calore. Può lasciare sorpresi trovare all'Equatore la famigliare Arabis alpina, Brassicaceae, ma questa crucifera, elemento nordico-altitudinale, e distribuita su tutte le cime dell'Africa orientale e dell'Europa fino alla Lapponia.

cardus_chamaecephalus cardus_chamaecephalus
helichrysum_newii helichrysum_newii
pentaschistis pentaschistis
haplocarpha_rueppellii haplocarpha_rueppellii
haplosciadium_abyssinicum haplosciadium_abyssinicum
arabis_alpina arabis_alpina

5 - Zona sommitale

da 5. 000 m a 5.895 m

5zona_sommitale1

Ho attraversato questa fascia climatica il giorno dell’assalto alla vetta, da Barafu Camp (4630 m) all’Uhuru Peak (5895 m). non ho visto molto lungo la salita avvenuta per lo più al buio fino allo Stella Poin (5734 m). Qualcosa in più ho apprezzato in discesa, anche se il disagio legato alla quota alla fatica e la voglia di tornare al campo base hanno di fatto limitato l’osservazione minuta dell’ambiente circostante.

Questa zona è caratterizzata da condizioni climatiche molto fredde: basse temperature e forti gelate notturne, radiazioni solari molto intense, ossigeno rarefatto e le precipitazioni sono nevose.

5zona_sommitale2 5zona_sommitale2
5zona_sommitale3 5zona_sommitale3

Poche sono le specie vegetali che riescono a sopravvivere, tra le quali alcuni licheni che riescono a ricoprire le rocce come la Xanthoria elegans (Caloplaca elegans), mentre il primato per l'altezza delle piante superiori va attribuito a Helichrysum newii. Una piccola colonia fiorisce a 5.670 m in prossimità della fumarola orientale della punta Kibo, sfruttando il calore del terreno liberato dal vulcano. Tutto intorno i ghiacciai perenni occupano la caldera sommitale accentuando l'aspetto irreale del paesaggio, mentre in basso un mare di nuvole lattiginose ricopre le piante della più alta montagna africana.

helichrysum_newii helichrysum_newii
xanthoria_elegans xanthoria_elegans

Bibliografia 

Ambiente, Paesaggio & Progetto. Flora del Kilimangiaro

Ultima modifica Domenica 16 Dicembre 2012 16:34

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